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LA BATTAGLIA DI S.PIETRO INFINE
Nel dicembre 1943 sulla Linea d'Inverno, i tedeschi occupavano
le masse montuose del sistema Maggiore-Camino, gli sbocchi verso
la breccia di Mignano, il monte Sammucro e, oltre questa linea,
"una massa disordinata di montagne" ampia circa 16 chilometri
tra le valli del Rapido e del Volturno, che si stendevano verso
nord dal monte Sammucro oltre Venafro, verso la catena degli
appennini.
Le condizioni atmosferiche erano pessime ed ostacolavano
entrambe i movimenti dei contendenti: freddo pungente ed
abbondanti piogge si aggiungevano alle difficoltà incontrate
nell'operare attraverso un terreno montuoso, ove pioggia e fango
inibivano le attività belliche e l'afflusso dei rifornimenti,
già precari per gli Alleati a causa delle massicce demolizioni
operate dal nemico. Per di più, con il passare dei giorni, la
linea Gustav veniva sempre più rafforzata.
Esisteva un solo settore nel quale gli Alleati potevano muoversi
in forze: quello oltre la stretta di Mignano, la valle del Liri,
che portava direttamente alla capitale. Ma per raggiungerla essi
dovevano prima cacciare i tedeschi dal massiccio del Camino che
comprendeva i monti Lungo, La Difesa, La Remetanea, il monte
Maggiore ed un piccolo paese chiamato San Pietro Infine.
A metà novembre gli Alleati erano ancora a circa 16 chilometri
dallo sbocco della valle del Liri: dovevano passare sei mesi
prima di sfondare oltre Cassino.
La penetrazione della Linea d'Inverno doveva avvenire in tre
fasi: prima l'occupazione di monte Camino e delle altre quote
dominanti la statale n. 6 Casilina; a seguire si sarebbe
proceduto all'occupazione del monte Sammucro con puntata verso
Atina; infine, solo dopo la conclusione di queste operazioni, il
II Corpo sarebbe stato in grado di avanzare nella valle del Liri
con la prima Divisione corazzata in testa.
L'assalto al massiccio collinoso del Camino, doveva essere
lanciato dal X Corpo, seguito da un attacco sferrato dalla Prima
Forza Speciale e da parte della 36ª Divisione che avrebbe dovuto
effettuare una finta puntata verso San Pietro. L'azione
principale verso monte Camino, che doveva essere sferrata dalla
56ª Divisione inglese, fu preceduta dal fuoco di sbarramento di
925 cannoni che spararono 165.000 colpi sulle posizioni tedesche
nelle montagne, mentre il 2 dicembre vennero effettuate 274
missioni aeree seguite da altre 612 il giorno successivo. La
Divisione attaccò con due brigate e all'alba conquistò
l'estremità orientale della cresta che, circa un mese prima,
aveva respinto l'attacco della 201ª brigata delle Guardie.
Con un forte contrattacco la posizione fu ripresa da truppe
della 15ª Divisione Panzergrenadieren e mantenuta per tre
giorni, nonostante i ripetuti tentativi Alleati. Sul fianco
l'altra brigata guadagnò terreno sul versante occidentale del
massiccio, portando gli inglesi in vetta al monte Camino il 6
dicembre. A nord-est la Prima Forza Speciale, durante un attacco
notturno condotto su terreno molto difficile, prese monte La
Difesa prima dell'alba del 3 dicembre, ma le truppe furono
respinte da monte La Remetanea il giorno successivo e solo dopo
quattro giorni di aspri combattimenti, anche questo obiettivo fu
occupato. La conquista di queste due quote costituiva la chiave
dell'attacco alla cresta del monte Maggiore, presa dal 142°
reggimento della 36ª Divisione "Texas".
La seconda fase dell'offensiva, che aveva per obiettivo
l'apertura della statale n.6 Casilina e l'eliminazione dei
difensori dai monti Sammucro e Lungo, poteva ora iniziare. Tra
queste due quote, la strada percorre una valle larga poco più di
un chilometro e mezzo, in cui il piccolo villaggio di San Pietro
si erge a nord tra "terrazze rocciose coperte da frutteti". Il
piano prevedeva l'avvolgimento delle due quote evitando la valle
e la conquista delle numerose pendici e alture del monte
Sammucro da parte di tre battaglioni, che ricevettero l'ordine
di sferrare un attacco su due colonne. Sul loro fianco si
sarebbero mossi i Rangers che avrebbero assalito la vetta posta
più a nord.
L'azione doveva avere luogo nella notte del 7 dicembre ed alle
prime ore del mattino seguente, il Primo Raggruppamento
Motorizzato italiano, avrebbe dato l'assalto alle nude pendici
rocciose del Monte Lungo da sud-est. I due attacchi americani
contro monte Sammucro ebbero fortuna e dopo vivaci
combattimenti, alle prime luci dell'8 dicembre, si riuscì a
prendere la cresta vera e propria ed a difenderla contro un
violento contrattacco. Anche i Rangers raggiunsero il loro
obbiettivo ma furono successivamente respinti; la posizione
venne ripresa all'alba del 9 dicembre e difesa con successo
contro diversi contrattacchi sferrati dal 71° reggimento
Panzergrenadieren della 29ª Divisione.
L'assalto dell'altro battaglione lungo le pendici meridionali
del monte Sammucro, ebbe andamento diverso. Partito alle ore
6,20 dell'8 dicembre da una linea situata a circa due chilometri
ad est di San Pietro, l'unità di testa del 143° fanteria fu
arrestata, dopo un'avanzata di soli 400 metri, da un intenso
fuoco di artiglieria, mortai e mitragliatrici. I cannoni alleati
presero allora il villaggio sotto un inteso fuoco per tutta la
notte e appoggiarono i diversi attacchi che si svilupparono per
tutto il 9 dicembre, con un guadagno di terreno insignificante e
fino al ripiegamento delle unità di fanteria impegnate.
Anche l'attacco italiano non riuscì. Il mattino dell'8 dicembre,
alle ore 5,50, le posizioni tedesche furono cannoneggiate per 30
minuti ma, prima che l'attacco potesse svilupparsi, una fitta
nebbia discese sulla montagna, come un'enorme cortina fumogena.
I battaglioni di fanteria che stavano avanzando, incontrarono
una vera tempesta di fuoco di mitragliatrici e mortai e
nonostante le gravi perdite, continuarono i loro sforzi
appoggiati dall'intera artiglieria del Corpo d'Armata. A
mezzogiorno l'azione dovette essere sospesa e fu evidente
l'assenza di un vero risultato, con i tedeschi ancora sul monte
Lungo e parte delle pendici occidentali del monte Sammucro, in
forze sufficienti a fermare qualunque avanzata verso San Pietro
o nella valle percorsa dalla statale Casilina.
Il generale Walker propose di sfruttare il limitato successo
ottenuto a nord della cresta del Sammucro, mediante un nuovo
assalto da sferrare alle prime ore del 15 dicembre, seguito da
uno sforzo principale rivolto verso San Pietro, affiancato
dall'impiego di carri. Parallelamente si sarebbe effettuato un
ulteriore tentativo sul monte Lungo, dopo l'alba del giorno 16.
Sulle montagne poste a nord del Sammucro, due battaglioni, tra
cui uno di paracadutisti che doveva dare il cambio ai Rangers,
incontrarono una resistenza molto vivace ed in due giorni di
combattimenti non riuscirono a raggiungere l'obiettivo
principale. L'attacco della fanteria e dei carri lungo la strada
per San Pietro, posta sulle pendici inferiori del Sammucro,
iniziò alle ore 12,00 del 15 dicembre, ma l'azione si rivelò
estremamente ardua: la strada molto stretta era minata ed il
terreno, su ambo i lati, era costituito da una serie di terrazze
alte da uno a due metri e mezzo, con muretti di pietra, numerosi
ulivi e coperture di cespugli. Letti di torrenti, valloncelli ed
altre irregolarità del terreno, impedivano le operazioni fuori
strada, gli alberi limitavano la visibilità a circa 25 metri e
la pioggia aveva reso il terreno molto molle. Alla fine della
giornata di combattimento solo quattro carri armati ritornarono
al punto di riunione: dodici erano stati distrutti dal fuoco
anticarro, dalle mine e dal tiro dell'artiglieria. La fanteria
che avanzava si era scontrata con un fuoco terribilmente
concentrato e dopo aver combattuto per otto ore, era riuscita a
guadagnare solo pochi metri.
L'attacco fu ancora rinnovato senza l'appoggio delle
artiglierie, dato che tutte le comunicazioni erano state
distrutte e tenacemente, lanciando granate a mano, alcuni
elementi raggiunsero il villaggio. Con i battaglioni ridotti a
circa 120 uomini, i sopravvissuti arretrarono sulle linee di
partenza verso la metà del pomeriggio del 16 dicembre: sembrava
impossibile snidare da San Pietro il 15° Panzergrenadieren
Al centro della valle l'attacco su monte Lungo iniziò a
svilupparsi dal giorno 12 e portò alla conquista di diverse
quote verso occidente. Nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre,
un'azione simultanea a tenaglia fu sferrata da questa direzione
e dalle pendici del monte Maggiore, sopraffece la maggior parte
delle posizioni tedesche che cedettero alle prime luci del
giorno. Il successivo attacco italiano liberò il resto della
montagna nelle prime ore del pomeriggio del 16 dicembre ed i
tedeschi si ritirarono verso Cassino. A sera un furioso
contrattacco fu lanciato contro l'unità che occupava ancora le
pendici di monte Sammucro, a nord della strada San
Pietro-Venafro e la lotta continuò fino a mezzanotte. Pattuglie
mandate avanti alle prime ore del 17 dicembre, trovarono San
Pietro abbandonata e constatarono che i granatieri del 15°
reggimento si erano ritirati |









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