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15 MARZO 1944: MUORE CASSINO

 

Freyberg pensa di aver fatto tesoro dell'insuccesso patito in febbraio, attribuendolo a varie cause: le truppe sulla montagna non hanno potuto operare su un fronte abbastanza ampio e ciò ha facilitato ai tedeschi il trasferimento dei rinforzi nelle zone maggiormente minacciate. Inoltre questi ultimi conservano sempre il vantaggio dell'osservazione, cosa che ha reso impossibile il vitale rifornimento delle forze Alleate impegnate nel tentativo di prendere Montecassino.

Tali considerazioni, fanno nascere in lui la convinzione che un altro attacco sulle alture sia irrealizzabile e che quindi occorra sfondare giù, nella città di Cassino, in quanto questa è la vera chiave al colle del Monastero e alla valle del Liri.
Il suo nuovo piano prevede che la 78ª divisione britannica collabori all'azione, tenendosi a sud della città, pronta a sfruttare un eventuale successo e ad irrompere sulla Casilina. La 2ª divisione neozelandese avrebbe investito frontalmente Cassino su un fronte ristretto, ponendo sulla bilancia tutto il suo peso. Parallelamente, la 4ª divisione indiana avrebbe reiterato il suo attacco sulle alture, provando poi a scendere su Cassino da nord.
Successivamente, la 78ª divisione ed il Gruppo di Combattimento B della 1ª divisione corazzata americana avrebbero dovuto entrare nella valle del Liri e dirigersi verso Valmontone.
Come nel precedente attacco del Corpo neozelandese, vi sarebbe stato il concorso dell'appoggio aereo, e la fanteria avrebbe attaccato Cassino immediatamente dopo un pesante bombardamento della città.

Quando il piano viene sottoposto al generale Clark, questi lo critica aspramente, ritenendolo semplicemente irrealizzabile. "E' impossibile pensare di entrare in Cassino e nella valle del Liri senza prima essersi assicurati le colline sovrastanti".
A fronte delle perplessità del suo superiore sul campo, Freyberg modifica leggermente il piano, includendo stavolta anche Montecassino tra gli obiettivi principali.
Il 21 febbraio, infine, le direttive per l'operazione sono definitivamente delineate e presentate nel corso di una riunione tra i comandanti Alleati. Queste si articolano su quattro fasi ben distinte:

-La 4ª divisione indiana presidierà le posizioni acquisite a nord dell'Abbazia e, oltre che a mantenere la pressione sui tedeschi da quel lato, coprirà col fuoco il margine occidentale di Cassino e il pendio orientale di Montecassino. Successivamente l'unità scenderà sulla Casilina, interrompendola.

-L'aviazione interverrà con un pesante bombardamento della città, teso a demolire le difese tedesche, o quantomeno a demoralizzare completamente i difensori.

-La 2ª divisione neozelandese, con il Gruppo da Combattimento B aggregato alla 1ª divisione corazzata, conquisterà Cassino e consoliderà una testa di ponte sul Rapido in grado di portarla poi sulla Casilina.
-Nel frattempo, i carri neozelandesi alle dipendenze della 78ª divisione, attraverseranno la testa di ponte sul Rapido, conquistando Sant'Angelo da nord; il Gruppo da Combattimento B avrebbe dovuto sfruttare il successo con direzione ovest lungo la Strada n. 6 nella valle del Liri; la 78ª divisione doveva poi attraversare il Rapido vicino a Sant'Angelo e la 36ª divisione doveva tenere un reggimento in allarme per sostenere
lo sfruttamento del successo.
Il generale Freyberg discute il suo piano di attacco con particolare riferimento al compito delle forze aeree. All'inizio della conferenza, egli dichiara che non avrebbe attaccato "
Se non avesse avuto un appoggio aereo su vasta scala".

Le richieste del comandante del corpo neozelandese arrivano anche a specificare che dovevano essere sganciate almeno 750 tonnellate di bombe per spianare la città di Cassino e permettere alla fanteria e ai carri di "attraversarla passeggiando".

Il colonnello Mack, del XII Comando Appoggio aereo, assicura che gli aerei sono in grado di distruggere la città. Essi possono sganciare quella quantità di bombe su di un solo obiettivo in circa tre ore, non meno, perché i gruppi da bombardamento avrebbero dovuto aspettare che la polvere ed il fumo si diradassero fra un attacco e l'altro.

Per quanto riguarda il risultato sperato da Freyberg, Mack dichiara di essere convinto che la fanteria avrebbe potuto avanzare soltanto con difficoltà dopo il bombardamento e che sarebbe stato impossibile che i carri armati attraversassero la città prima di due giorni, a fronte delle strade ingombre di detriti. Freyberg impazientemente accantona la dichiarazione di Mack. Egli si aspetta che i carri attraversino la città in sei o dodici ore.

Nella stessa sede, viene anche definito il numero di velivoli da utilizzare: 360 bombardieri pesanti e 200 medi, con un appoggio di cacciabombardieri che avrebbero dovuto tenersi pronti per appoggiare lo sviluppo delle operazioni al suolo. Anche l'artiglieria deve avere la sua parte: Freyberg richiede infatti tutto l'appoggio possibile sulla città di Cassino in concomitanza dell'attacco.

Per porre in essere tali condizioni però, occorre un periodo di bel tempo, cosa che il clima italiano in quel periodo sembra proprio non voler concedere.

L'attacco, inizialmente impostato per il primo giorno utile dopo il 24 febbraio, viene rimandato di qualche giorno e poi ancora, ulteriormente, fino al 15 marzo 1944, giorno in cui Cassino cessa di esistere.

 

Il Bombardamento 

Il clima continua ad essere pessimo e Freyberg insiste nell'attendere una previsione meteorologica favorevole.

Il generale Clark, impaziente (è già trascorsa la prima settimana di marzo), incita di continuo il comandante del Corpo neozelandese ad avanzare ed a rinunciare al bel tempo. "Io comprenderò pienamente se noi non saremo in grado di sfondare del tutto", scrive il comandante della V Armata, "e se i carri armati svolgeranno soltanto un piccolo ruolo in questo attacco". Ma il generale Freyberg è irremovibile: se non arriva il bel tempo, non attaccherà.

Trascorrono altri giorni. I continui mutamenti atmosferici costituiscono una delle maggiori difficoltà per l'andamento delle operazioni. Quando è sereno a Cassino, ci può essere visibilità zero sui campi di aviazione; nebbia a Napoli, pioggia a Foggia e nuvole al di sopra della Corsica, della Sardegna e dell'Africa Settentrionale.

I meteorologi, finalmente, danno infine la previsione desiderata; il 15 marzo ci sarà il sole su Cassino.
Alle 18 del 14 marzo, il Q.G. della Forza Aerea del Mediterraneo annuncia l’inizio delle operazioni per il giorno successivo. Per misura precauzionale, le truppe neozelandesi ed indiane indietreggiano durante la notte tra il 14 ed il 15 marzo di circa 1500 metri dalle loro posizioni più avanzate, per non essere colpite durante il bombardamento (cosa che era accaduta un mese prima, nel corso dell'azione sul Monastero).

Per sganciare un minimo di 750 tonnellate di bombe su Cassino nel più breve tempo possibile, e per avere il massimo effetto distruttivo sulle case di pietra e sulle casematte in cemento armato della città, gli aerei vengono equipaggiati con ordigni del peso non inferiore ai 500 chilogrammi, le cui spolette sono regolate in modo da penetrare in profondità nel basamento degli edifici prima di deflagrare. L'incursione sarebbe avvenuta ad ondate, con intervalli di 15 minuti dalle ore 8.30 a mezzogiorno. Tra l'una e l'altra, l'artiglieria avrebbe aperto il fuoco, producendo un concentramento ininterrotto di fuoco finale a partire da mezzogiorno, fino a mezzogiorno e quaranta.

I fanti sarebbero balzati fuori, preceduti da un fuoco radente di artiglieria su obiettivi antistanti da 100 a 200 m. davanti a loro, mentre i cacciabombardieri avrebbero cooperato attaccando obiettivi prescelti, in particolar modo la stazione ferroviaria, l'antico colosseo alla base di Montecassino e la stessa Montecassino.

Il mattino del 15 marzo, Clark si reca a Cervaro per assistere a quello che fino ad allora sarebbe stato il più grande attacco aereo a massa in diretto appoggio tattico di forze terrestri. Insieme con Devers, Alexander, Eaker, Freyberg ed altri, egli osserva Cassino, chiaramente visibile a meno di tre miglia di distanza. Come tutte le truppe nella zona, egli ode quello che qualcuno avrebbe più tardi definito un "ronzio simile a quello delle locuste, che veniva di lontano. Il rumore degli aerei aumentò gradualmente. fino a diventare un rombo fermo e pulsante". Infine "dei piccoli punti incominciarono ad apparire, alti contro il cielo".

Alle 8.30 giungono per primi i bombardieri medi, sono del tipo B-25 e B-26 in stormi di 12 e più aerei, scortati da caccia che volano alti sopra di loro. I velivoli si avvicinano al bersaglio, quasi lo oltrepassano, quindi virano a sinistra; i portelli delle stive si spalancano e cadono le prime bombe. Circa l’80% delle bombe sganciate dagli aerei della prima ondata cadono nel centro di Cassino. Le altre colpiscono nelle vicinanze; alcune, più corte, in zona alleata sulle sponde del Rapido. Le bombe, esplodendo, lanciano lampi di fiamme arancione tra fumo e detriti.

Alle 8.45 arrivano i bombardieri pesanti (le Fortezze Volanti), insieme con i bombardieri medi.

Non appena i velivoli sono sopra la città, già offuscata dal fumo e dalla polvere, essi sganciano il loro carico provocando larghe esplosioni arancione sopra Cassino, Montecassino e sulla vallata del Rapido. Viene osservato soltanto l'impatto delle prime bombe.

Le ultime sganciate spariscono in un oceano di polvere e fumo grigio e bianco. Per circa dieci chilometri intorno a Cassino, il terreno sussulta violentemente come per un terremoto. Quasi senza interruzione, le bombe cadono fino a mezzogiorno. Tra le ondate dei bombardieri, l'artiglieria polverizza il bersaglio.

Alla fine giunge il cannoneggiamento di quaranta minuti, un concentramento costituito da tutti i pezzi da campagna della zona, americani, britannici, neozelandesi, indiani e francesi.

Quando il tiro delle artiglierie cessa e le truppe di terra muovono all'assalto, sicuramente queste si attendono che non vi siano più difensori provvisti di spirito combattivo. Si sarebbe sicuramente trattato di una questione di cadaveri e di prigionieri.

Il generale Freyberg e gli altri comandanti si aspettano che il bombardamento aereo ed il cannoneggiamento dell'artiglieria abbiano polverizzato Cassino, distrutto i punti di resistenza del nemico, interrotto le comunicazioni, neutralizzato l'artiglieria ed inflitto pesanti perdite ai tedeschi; per dirla in breve di aver talmente stupefatto, stordito e demoralizzato i difensori di Cassino, che le truppe avrebbero raggiunto i loro obiettivi ed occupato rapidamente la città, con appena qualche perdita. Contro tutte le previsioni invece, rimangono vivi molti difensori: con grande spirito combattivo, con molte armi, munizioni, posti di osservazione e con una grande perseveranza.

L’attacco aereo è venuto di sorpresa per i tedeschi ed ha disperso gli uomini all'interno della città. Ma l'effetto demoralizzante del bombardamento dura soltanto brevissimo tempo. Le case di pietra di Cassino danno una eccellente protezione contro qualsiasi tensione psicologica. Gli uomini della 1ª divisione di paracadutisti tedeschi sono poi veterani eccezionalmente bene addestrati e non si fanno cogliere dalla paura.

Alle 10.40 di quella mattina, nel mezzo del bombardamento, Vietinghoff telefona a von Senger per ordinargli di tenere duro.
"
Il massiccio di Cassino" -egli dice- "deve essere tenuto ad ogni costo dalla 1ª divisione".

Malgrado i prigionieri presi dagli Alleati nei primi momenti dell'attacco riferiscano che il bombardamento ha inflitto un certo numero di morti e feriti, i difensori di Cassino hanno in effetti subìto delle perdite relativamente modeste. Le armi pesanti e i pezzi di artiglieria sono solo parzialmente neutralizzati.

Contro i fanti neozelandesi ed indiani del primo assalto, i paracadutisti tedeschi reagiscono con il fuoco incessante dei mortai pesanti e delle mitragliatrici, scoprendo tra l'altro che il bombardamento aveva i suoi vantaggi; i muri abbattuti costituiscono infatti delle efficaci barricate difensive. Quello che i tedeschi riscontrano terrificante è invece il fuoco dell'artiglieria.

Di 94 bocche da fuoco con cui il 71° reggimento tedesco ha iniziato il fuoco di controbatteria, ne sono rimaste sul finire della giornata solamente 5 efficienti; il rimanente è stato messo fuori combattimento. Ai difensori sembra che le forze Alleate impiegassero la tattica di El Alamein, cioè un fuoco concentrato di aerei e di bocche da fuoco e attacchi di fanteria su un fronte ristretto.

 

L'attacco di terra

ll XXV battaglione neozelandese muove all'attacco dalla sua posizione, a circa 1500 metri a nord della città. L'obiettivo immediato è una linea lungo la Strada n. 6, dove il 19° reggimento corazzato neozelandese deve guidare il XXVI battaglione neozelandese sul secondo obiettivo, cioè una posizione che va dal punto dove la strada piega a destra, facendo mezzo giro intorno alla base di Montecassino, fino al Gari, a sud della stazione ferroviaria.
Ma appena la fanteria neozelandese supera le carceri, viene investita da una scarica di fucili e mitragliatrici proveniente dalle macerie, dai versanti della Rocca Janula e da Montecassino.

Due compagnie di paracadutisti tedeschi hanno subìto gravissime perdite durante il bombardamento, ma è evidente che i sopravvissuti sono incredibilmente pieni di energia. Si arriva a combattere a distanze così ravvicinare da poter lanciare bombe a mano. I fanti neozelandesi, singolarmente o a piccoli gruppi, si muovono rapidamente da una maceria all'altra, tra un cratere e l'altro, in mezzo a granate, proiettili e bombe da mortaio che arrivano da tutte le parti.
Nel tardo pomeriggio quando una compagnia occupa la parte settentrionale della strada n. 6 e raggiunge il convento, l'impeto dell'attacco sembra scemare. I carri armati trovano il loro cammino completamente bloccato dai vasti crateri delle bombe e dalle montagne di macerie.

Poiché il Corpo neozelandese è una unità provvisoria, esso difetta di un corpo organico di genieri e le squadre improvvisate risultano inadeguate per il tremendo compito di ripulire le strade dell'avanzata. Inoltre i tedeschi, occultati nelle case in rovina, sparano ai genieri mentre questi cercano di fare il loro lavoro.

Nel tentativo di sbloccare la situazione, una compagnia del XXIV battaglione neozelandese e, più tardi, il XXVI sono inviati di rinforzo agli attaccanti.

Nel contempo, il XXV battaglione, con un attacco brillantemente eseguito, espugna alle 16.45 la Collina del Castello, dopo averne scalato le pareti quasi verticali. Poi, mentre scende il buio, comincia una pioggia torrenziale che dura tutta la notte e le operazioni sulle rovine di Cassino vengono temporaneamente interrotte.

Durante questa oscura notte piovosa, le operazioni nel settore della Collina del Castello invece, continuano.
A mezzanotte, tra il 15 e il 16 marzo, il IV battaglione Essex da il cambio ai neozelandesi sulla collina e si schiera nel Castello. Il compito del I battaglione del 6° fucilieri indiani, che segue, è quello di espugnare Quota 236 e Quota 202, più a sud sulla strada che si inerpica lungo Montecassino. Ma le compagnie alle loro spalle sono disperse dal fuoco concentrato della difesa tedesca e vengono irrimediabilmente perdute per il resto della notte.

Le compagnie A e B riescono ad espugnare Quota 236 ma sono respinte e devono ritirarsi nella zona dei Castello. La compagnia C del I battaglione del 9° Gurkha raggiunge la Collina dell'Impiccato (Quota 435) ma il resto del battaglione non riesce a seguirla fino alla notte successiva. Il 17 e il 18, due compagnie del IV battaglione del 6° fucilieri, fungendo da colonna di rifornimento, raggiungono i Gurkha sulla Collina dell’Impiccato ma poi non ne possono ridiscendere, dato che il fianco della montagna è spazzato dal fuoco di fucili, mitragliatrici e mortai dei paracadutisti tedeschi i quali, con la riconquista di Quota 236, si sono incuneati tra i Gurkha sulla Collina dell'impiccato e l'Essex sulla Collina del Castello, da dove li dominano completamente.

Nelle prime ore del 19 marzo, il I Battaglione del 4° Essex subisce un furioso contrattacco proprio mentre si accinge a congiungersi con i Gurkha sulla Collina dell'Impiccato e preparare l'assalto al Monastero; a fronte di questa interferenza tedesca, solo alcuni reparti delle compagnie B e D riescono a raggiungere i nepalesi asserragliati sul costone roccioso, dove un tempo arrivava la funivia.

Durante la giornata del 19 accade un episodio davvero straordinario sulla Collina del Castello, dove le Compagnie A e C dell'Essex e una compagnia del IV battaglione del 6° fucilieri indiani si trovano a sostenere una sorta di assedio medioevale alle rovine della Rocca Janula: paracadutisti tedeschi, avanzando di corsa dal fianco della montagna, tentano a varie riprese di scalare le mura del castello, ma vengono ripetutamente respinti.

Lo stesso giorno, un attacco congiunto portato da carri armati leggeri della VII brigata indiana, da carri armati pesanti del 20° reggimento corazzato neozelandese e dal Commando B americano lungo la pista che passa dal villaggio Caira, dietro Masseria Albaneta e attorno alla Quota 593, viene respinto quando ormai mancano meno di 600 metri dal Monastero.

Nel frattempo nella città di Cassino, i neozelandesi impegnati con quattro battaglioni di fanteria sono riusciti a conquistare la stazione ferroviaria e le collinette situate a sud. Il 20 marzo, la maggior parte della città è nelle loro mani; l'Hotel Continental, che domina la Casilina nel punto dove questa piega a sinistra ai piedi di Montecassino, e l'Hotel des Roses, un pò oltre, rimangono in mano tedesca.
Quel 19 marzo, dopo quattro giorni di combattimenti casa per casa, o meglio, rovina per rovina, i tedeschi hanno ancora due principali centri di resistenza a Cassino; uno a nord-ovest e l'altro all'angolo sud-ovest della città. Essi presidiano inoltre anche le quote principali che dominano le vie tattiche che portano a Montecassino, ed hanno completamente isolato le forze neozelandesi ed indiane su due colline.

Il 21 marzo, poiché la battaglia di Cassino era ormai entrata nel settimo giorno, alcuni comandanti Alleati, tra cui il generale Juin, giudicarono l'attacco troppo oneroso e perciò ne consigliarono la sospensione. Ma Freyberg è restìo dal considerarlo esaurito. In una conferenza nel corso del pomeriggio, il generale Alexander appoggia Freyberg: se il Corpo neozelandese può mantenere la pressione ancora per altre 24 o 48 ore, la difesa tedesca avrebbe potuto cedere. Anche Clark è propenso a sospendere l'attacco, mentre il generale Leese, comandante dell'VIII Armata britannica, si schiera dalla parte di Freyberg.

Alexander, infine, decide di riesaminare la situazione giorno per giorno, per vedere quando e se sia opportuno ordinare la sospensione dell'attacco. Sebbene nessuno voglia ammettere l'insuccesso, il generale Clark si esprime quel giorno in questi termini: "Odio veder naufragare l'azione di Cassino".

Due giorni dopo, 23 marzo, è evidente che le divisioni neozelandesi ed indiane sono esauste. Freyberg si convince e chiede che l'attacco venga finalmente sospeso. Dopo una riunione con i generali Leese e Clark, Alexander emana un ordine in tal senso.

Non c'è altra scelta. Malgrado il bombardamento aereo senza precedenti, il consumo di almeno 600.000 colpi di artiglieria in nove giorni e la messa fuori combattimento di 2000 soldati neozelandesi ed indiani (non meno di 300 caduti, circa 250 dispersi e più di 1500 feriti) l'ultimo tentativo di rompere la Linea Gustav è fallito. Anche l’ultimo assalto al Monastero dalla Collina dell'Impiccato si rivela inattuabile per cui, il giorno 23, il Comando Alleato decide di sospendere l’offensiva e di porre termine alla terza battaglia di Cassino. La notte tra il 25 e il 26 marzo, il I Battaglione del 9° Gurkha e le compagnie indiane e dell'Essex vengono ritirate dalla sommità della Collina dell'Impiccato, dove sono state disperatamente rifornite per via aerea fin dal 18 marzo.
Nello spazio di tempo tra il 15 e il 26 marzo, la 2ª divisione neozelandese denuncia la perdita di 63 ufficiali e 818 soldati tra caduti, feriti e dispersi; la 4ª divisione indiana 65 ufficiali e 1014 soldati.

Tre volte le forze Alleate hanno tentato di spezzare la Linea Gustav ed entrare nella valle del Liri, e per tre volte hanno fallito: in gennaio con l'attacco frontale attraverso il Rapido, in febbraio nel tentativo di aggirare il contrafforte di Cassino, ed in marzo nel tentativo di avanzare tra l'Abbazia e la città. Anche i più tenaci si convincono finalmente che le tattiche finora utilizzate per scardinare la linea difensiva tedesca sono sbagliate, lo sono sempre state, e che l'unica persona di buon senso (il generale Juin) che, a dicembre, aveva osato dire che "Cassino andava aggirata, anziché affrontata di petto", forse andava maggiormente tenuta in considerazione.

Considerazioni

Il generale Harding, Capo di S.M. del generale Alexander, spiegò in una conferenza stampa, tenuta il 25 marzo 1944, le ragioni del fallimento. C'era stato troppo ottimismo circa l’effetto del bombardamento aereo su Cassino, e ciò aveva ridotto ad impiegare insufficienti truppe alleate all'attacco.
La pioggia pesante aveva frenato le forze d'assalto e, in particolare, i carri armati. Inoltre la resistenza del nemico era stata tenace.Se da un lato il mancato sfondamento delle difese di Cassino deluse i comandanti della Forza Terrestre, dall’altro allarmò profondamente i comandanti delle Forze Aeree.

Il generale Eaker, che aveva assistito al bombardamento, era ritornato al suo Quartier Generale nel primo pomeriggio ed aveva subito conferito per radio telescrivente con il Capo di Stato Maggiore del generale Arnold, a Washinghton. La conversazione fu ampliata in una lettera che Eaker mandò parecchi giorni dopo al generale Arnold per descrivere e spiegare quello che era accaduto.

"Le fasi aeree della battaglia di Cassino" -scriveva il generale Eaker- "erano state eseguite in conformità al piano fino alle ore 15.00, ma un' improvviso cambiamento delle condizioni atmosferiche annullò la maggior parte delle altre missioni in programma".

Nonostante la pioggia, le nuvole basse, la scarsa visibilità e l'annullamento di alcune missioni, il bombardamento aereo, secondo il parere dei comandanti delle forze terrestri, aveva provocato le distruzioni richieste.

I prigionieri di guerra tedeschi riferivano che l’incursione aveva provocato in molti uomini un grande choc ed aveva letteralmente fatto saltare i loro timpani.

Nonostante ciò, circa 300 uomini di truppa che avevano trovato scampo nelle profondità delle cantine e nelle caverne sotto Cassino, più altri uomini ugualmente ben protetti, erano sopravvissuti al bombardamento ed avevano resistito all'avanzata continuando a combattere anche con alcune compagnie ridotte a meno di 30 effettivi.
Eaker, comunque, sostenne che i difensori non avevano ricevuto alcun rinforzo durante la battaglia. "
Io penso" -continuava- "che se fossi rimasto sempre a Washinghton e non avessi conosciuto profondamente il terreno intorno a Cassino, mi sarei molto meravigliato per quanto era accaduto in questa battaglia".

Visto che la carta indicava Cassino come una città raccolta ai piedi di una montagna ed a cavallo della strada principale che conduceva a Roma aggirando la montagna, perché il Comando Alleato non aveva superato Cassino facendo una deviazione a sinistra nell'ampia valle? Questo sarebbe stato forse possibile con il tempo asciutto. Ma il terreno, durante la maggior parte dei primi tre mesi del 1944, era una palude di fango che aveva impantanato non solo i carri armati e gli automezzi, ma anche i fanti. Ecco perché Cassino costituiva un blocco stradale e perché doveva essere conquistata prima di tentare un'offensiva su larga scala attraverso la valle. Inoltre, i comandanti terrestri dovevano occupare il massiccio a nord di Cassino prima di invadere la valle, onde impedire all'avversario di far fuoco alle spalle dell'avanguardia, di lanciare contrattacchi e di usare le alture come posti di osservazione.

Il generale Eaker aveva osservato i carri e la fanteria muoversi verso il margine orientale di Cassino e non poter più proseguire. Le bombe avevano creato dei tremendi crateri che si erano subito riempiti d'acqua; dovevano perciò essere superati da ponti oppure riempiti prima che i carri potessero procedere. Inoltre, i dirupi ed il terreno circostante non transitabile impedivano ai carri di aggirare tali voragini. Né era possibile, con le forze a disposizione, truppe stanche e depresse, prevedere un'avanzata in profondità nella zona di Cassino fino a quando il terreno non si fosse asciugato. Anche mentre scriveva, egli commentava che stava piovendo a catinelle.

Il generale Eaker era consapevole che alcune persone estranee al teatro di operazioni avrebbero attribuito il fallimento delle azioni terrestri alla mediocre prestazione delle forze aeree. Sulla linea del fronte non c'era una sensazione del genere. Tenuto in conto il cattivo tempo, i generali Wilson, Devers, Alexander e Clark, consideravano che le forze aeree avevano fatto tutto il possibile.
 Gli ufficiali dell'Aeronautica a Washinghton furono comprensivi; il generale Giles inviò le sue congratulazioni e l'assicurazione che il generale Arnold e tutto il personale del Q.G. dell'Aeronautica e dell'Esercito si compiacevano per la bellissima dimostrazione di potere aereo dato a Cassino. La loro disapprovazione, invece, era diretta contro la fanteria, che non ne aveva approfittato. “
I comandanti delle unità aeree”, -egli diceva,- “non hanno mai garantito la possibilità di atterrare sul pietrisco e di occupare il terreno”.
 Gli avieri pensavano che le operazioni terrestri successive al bombardamento non avevano sfruttato che in maniera insignificante un concentramento di potere aereo quale quello che si era visto a Cassino il 15 marzo.
 C'era, però, una persistente sensazione che qualcosa, da qualche parte, fosse andata male. Per sconfessare i commenti apparsi sulla stampa relativi alla possibilità che l'insuccesso della battaglia di Cassino fosse dovuto al fiasco della Forza Aerea, il generale Clark mandò al generale Eaker una lettera che affermava categoricamente: "
non condivido questo punto di vista". La tendenza a biasimare l'Aeronautica, egli continuava, "non è stata suggerita dal mio quartiere generale". Nessun bombardamento, secondo la sua opinione, avrebbe potuto eliminare dei fanti decisi che occupassero delle buone posizioni difensive in una zona fortificata. Il bombardamento avrebbe potuto essere demoralizzante per breve tempo, ma senza dare risultati duraturi se posizioni fortificate avessero protetto gli uomini dalle esplosioni e dato loro un senso di sicurezza. L'effetto del bombardamento di Cassino, per quanto potente, era stato di una durata relativamente breve ed intermittente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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