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15 MARZO 1944: MUORE CASSINO
Freyberg pensa di
aver fatto tesoro dell'insuccesso patito in febbraio,
attribuendolo a varie cause: le truppe sulla montagna non hanno
potuto operare su un fronte abbastanza ampio e ciò ha facilitato
ai tedeschi il trasferimento dei rinforzi nelle zone
maggiormente minacciate. Inoltre questi ultimi conservano sempre
il vantaggio dell'osservazione, cosa che ha reso impossibile il
vitale rifornimento delle forze Alleate impegnate nel tentativo
di prendere Montecassino.
Tali considerazioni,
fanno nascere in lui la convinzione che un altro attacco sulle
alture sia irrealizzabile e che quindi occorra sfondare giù,
nella città di Cassino, in quanto questa è la vera chiave al
colle del Monastero e alla valle del Liri.
Il suo nuovo piano prevede che la 78ª divisione britannica
collabori all'azione, tenendosi a sud della città, pronta a
sfruttare un eventuale successo e ad irrompere sulla Casilina.
La 2ª divisione neozelandese avrebbe investito frontalmente
Cassino su un fronte ristretto, ponendo sulla bilancia tutto il
suo peso. Parallelamente, la 4ª divisione indiana avrebbe
reiterato il suo attacco sulle alture, provando poi a scendere
su Cassino da nord.
Successivamente, la 78ª divisione ed il Gruppo di Combattimento
B della 1ª divisione corazzata americana avrebbero dovuto
entrare nella valle del Liri e dirigersi verso Valmontone.
Come nel precedente attacco del Corpo neozelandese, vi sarebbe
stato il concorso dell'appoggio aereo, e la fanteria avrebbe
attaccato Cassino immediatamente dopo un pesante bombardamento
della città.
Quando il piano viene
sottoposto al generale Clark, questi lo critica aspramente,
ritenendolo semplicemente irrealizzabile. "E'
impossibile pensare di entrare in Cassino e nella valle del Liri
senza prima essersi assicurati le colline sovrastanti".
A fronte delle perplessità del suo superiore sul campo, Freyberg
modifica leggermente il piano, includendo stavolta anche
Montecassino tra gli obiettivi principali.
Il 21 febbraio, infine, le direttive per l'operazione sono
definitivamente delineate e presentate nel corso di una riunione
tra i comandanti Alleati. Queste si articolano su quattro fasi
ben distinte:
-La 4ª divisione indiana
presidierà le posizioni acquisite a nord dell'Abbazia e, oltre
che a mantenere la pressione sui tedeschi da quel lato, coprirà
col fuoco il margine occidentale di Cassino e il pendio
orientale di Montecassino. Successivamente l'unità scenderà
sulla Casilina, interrompendola.
-L'aviazione interverrà
con un pesante bombardamento della città, teso a demolire le
difese tedesche, o quantomeno a demoralizzare completamente i
difensori.
-La 2ª divisione
neozelandese, con il Gruppo da Combattimento B aggregato alla 1ª
divisione corazzata, conquisterà Cassino e consoliderà una testa
di ponte sul Rapido in grado di portarla poi sulla Casilina.
-Nel frattempo, i carri neozelandesi alle dipendenze della 78ª
divisione, attraverseranno la testa di ponte sul Rapido,
conquistando Sant'Angelo da nord; il Gruppo da Combattimento B
avrebbe dovuto sfruttare il successo con direzione ovest lungo
la Strada n. 6 nella valle del Liri; la 78ª divisione doveva poi
attraversare il Rapido vicino a Sant'Angelo e la 36ª divisione
doveva tenere un reggimento in allarme per sostenere
lo sfruttamento del
successo.
Il generale Freyberg discute il suo piano di attacco con
particolare riferimento al compito delle forze aeree. All'inizio
della conferenza, egli dichiara che non avrebbe attaccato "Se
non avesse avuto un appoggio aereo su vasta scala".
Le richieste del
comandante del corpo neozelandese arrivano anche a specificare
che dovevano essere sganciate almeno 750 tonnellate di bombe per
spianare la città di Cassino e permettere alla fanteria e ai
carri di "attraversarla
passeggiando".
Il colonnello Mack,
del XII Comando Appoggio aereo, assicura che gli aerei sono in
grado di distruggere la città. Essi possono sganciare quella
quantità di bombe su di un solo obiettivo in circa tre ore, non
meno, perché i gruppi da bombardamento avrebbero dovuto
aspettare che la polvere ed il fumo si diradassero fra un
attacco e l'altro.
Per quanto riguarda
il risultato sperato da Freyberg, Mack dichiara di essere
convinto che la fanteria avrebbe potuto avanzare soltanto con
difficoltà dopo il bombardamento e che sarebbe stato impossibile
che i carri armati attraversassero la città prima di due giorni,
a fronte delle strade ingombre di detriti. Freyberg
impazientemente accantona la dichiarazione di Mack. Egli si
aspetta che i carri attraversino la città in sei o dodici ore.
Nella stessa sede,
viene anche definito il numero di velivoli da utilizzare: 360
bombardieri pesanti e 200 medi, con un appoggio di
cacciabombardieri che avrebbero dovuto tenersi pronti per
appoggiare lo sviluppo delle operazioni al suolo. Anche
l'artiglieria deve avere la sua parte: Freyberg richiede infatti
tutto l'appoggio possibile sulla città di Cassino in
concomitanza dell'attacco.
Per porre in essere
tali condizioni però, occorre un periodo di bel tempo, cosa che
il clima italiano in quel periodo sembra proprio non voler
concedere.
L'attacco,
inizialmente impostato per il primo giorno utile dopo il 24
febbraio, viene rimandato di qualche giorno e poi ancora,
ulteriormente, fino al 15 marzo 1944, giorno in cui Cassino
cessa di esistere.
Il Bombardamento
Il
clima continua ad essere pessimo e Freyberg insiste
nell'attendere una previsione meteorologica favorevole.
Il
generale Clark, impaziente (è già trascorsa la prima settimana
di marzo), incita di continuo il comandante del Corpo
neozelandese ad avanzare ed a rinunciare al bel tempo. "Io
comprenderò pienamente se noi non saremo in grado di sfondare
del tutto",
scrive il comandante della V Armata,
"e se i carri armati svolgeranno soltanto un piccolo ruolo in
questo attacco".
Ma il generale Freyberg è irremovibile: se non arriva il bel
tempo, non attaccherà.
Trascorrono altri giorni. I continui mutamenti atmosferici
costituiscono una delle maggiori difficoltà per l'andamento
delle operazioni. Quando è sereno a Cassino, ci può essere
visibilità zero sui campi di aviazione; nebbia a Napoli, pioggia
a Foggia e nuvole al di sopra della Corsica, della Sardegna e
dell'Africa Settentrionale.
I
meteorologi, finalmente, danno infine la previsione desiderata;
il 15 marzo ci sarà il sole su Cassino.
Alle 18 del 14 marzo, il Q.G. della Forza Aerea del Mediterraneo
annuncia l’inizio delle operazioni per il giorno successivo. Per
misura precauzionale, le truppe neozelandesi ed indiane
indietreggiano durante la notte tra il 14 ed il 15 marzo di
circa 1500 metri dalle loro posizioni più avanzate, per non
essere colpite durante il bombardamento (cosa che era accaduta
un mese prima, nel corso dell'azione sul Monastero).
Per
sganciare un minimo di 750 tonnellate di bombe su Cassino nel
più breve tempo possibile, e per avere il massimo effetto
distruttivo sulle case di pietra e sulle casematte in cemento
armato della città, gli aerei vengono equipaggiati con ordigni
del peso non inferiore ai 500 chilogrammi, le cui spolette sono
regolate in modo da penetrare in profondità nel basamento degli
edifici prima di deflagrare. L'incursione sarebbe avvenuta ad
ondate, con intervalli di 15 minuti dalle ore 8.30 a
mezzogiorno. Tra l'una e l'altra, l'artiglieria avrebbe aperto
il fuoco, producendo un concentramento ininterrotto di fuoco
finale a partire da mezzogiorno, fino a mezzogiorno e quaranta.
I
fanti sarebbero balzati fuori, preceduti da un fuoco radente di
artiglieria su obiettivi antistanti da 100 a 200 m. davanti a
loro, mentre i cacciabombardieri avrebbero cooperato attaccando
obiettivi prescelti, in particolar modo la stazione ferroviaria,
l'antico colosseo alla base di Montecassino e la stessa
Montecassino.
Il
mattino del 15 marzo, Clark si reca a Cervaro per assistere a
quello che fino ad allora sarebbe stato il più grande attacco
aereo a massa in diretto appoggio tattico di forze terrestri.
Insieme con Devers, Alexander, Eaker, Freyberg ed altri, egli
osserva Cassino, chiaramente visibile a meno di tre miglia di
distanza. Come tutte le truppe nella zona, egli ode quello che
qualcuno avrebbe più tardi definito un "ronzio
simile a quello delle locuste, che veniva di lontano. Il rumore
degli aerei aumentò gradualmente. fino a diventare un rombo
fermo e pulsante".
Infine "dei
piccoli punti incominciarono ad apparire, alti contro il cielo".
Alle
8.30 giungono per primi i bombardieri medi, sono del tipo B-25 e
B-26 in stormi di 12 e più aerei, scortati da caccia che volano
alti sopra di loro. I velivoli si avvicinano al bersaglio, quasi
lo oltrepassano, quindi virano a sinistra; i portelli delle
stive si spalancano e cadono le prime bombe. Circa l’80% delle
bombe sganciate dagli aerei della prima ondata cadono nel centro
di Cassino. Le altre colpiscono nelle vicinanze; alcune, più
corte, in zona alleata sulle sponde del Rapido. Le bombe,
esplodendo, lanciano lampi di fiamme arancione tra fumo e
detriti.
Alle
8.45 arrivano i bombardieri pesanti (le Fortezze Volanti),
insieme con i bombardieri medi.
Non
appena i velivoli sono sopra la città, già offuscata dal fumo e
dalla polvere, essi sganciano il loro carico provocando larghe
esplosioni arancione sopra Cassino, Montecassino e sulla vallata
del Rapido. Viene osservato soltanto l'impatto delle prime
bombe.
Le
ultime sganciate spariscono in un oceano di polvere e fumo
grigio e bianco. Per circa dieci chilometri intorno a Cassino,
il terreno sussulta violentemente come per un terremoto. Quasi
senza interruzione, le bombe cadono fino a mezzogiorno. Tra le
ondate dei bombardieri, l'artiglieria polverizza il bersaglio.
Alla
fine giunge il cannoneggiamento di quaranta minuti, un
concentramento costituito da tutti i pezzi da campagna della
zona, americani, britannici, neozelandesi, indiani e francesi.
Quando il tiro delle artiglierie cessa e le truppe di terra
muovono all'assalto, sicuramente queste si attendono che non vi
siano più difensori provvisti di spirito combattivo. Si sarebbe
sicuramente trattato di una questione di cadaveri e di
prigionieri.
Il
generale Freyberg e gli altri comandanti si aspettano che il
bombardamento aereo ed il cannoneggiamento dell'artiglieria
abbiano polverizzato Cassino, distrutto i punti di resistenza
del nemico, interrotto le comunicazioni, neutralizzato
l'artiglieria ed inflitto pesanti perdite ai tedeschi; per dirla
in breve di aver talmente stupefatto, stordito e demoralizzato i
difensori di Cassino, che le truppe avrebbero raggiunto i loro
obiettivi ed occupato rapidamente la città, con appena qualche
perdita. Contro tutte le previsioni invece, rimangono vivi molti
difensori: con grande spirito combattivo, con molte armi,
munizioni, posti di osservazione e con una grande perseveranza.
L’attacco aereo è venuto di sorpresa per i tedeschi ed ha
disperso gli uomini all'interno della città. Ma l'effetto
demoralizzante del bombardamento dura soltanto brevissimo tempo.
Le case di pietra di Cassino danno una eccellente protezione
contro qualsiasi tensione psicologica. Gli uomini della 1ª
divisione di paracadutisti tedeschi sono poi veterani
eccezionalmente bene addestrati e non si fanno cogliere dalla
paura.
Alle
10.40 di quella mattina, nel mezzo del bombardamento,
Vietinghoff telefona a von Senger per ordinargli di tenere duro.
"Il
massiccio di Cassino"
-egli dice- "deve
essere tenuto ad ogni costo dalla 1ª divisione".
Malgrado i prigionieri presi dagli Alleati nei primi momenti
dell'attacco riferiscano che il bombardamento ha inflitto un
certo numero di morti e feriti, i difensori di Cassino hanno in
effetti subìto delle perdite relativamente modeste. Le armi
pesanti e i pezzi di artiglieria sono solo parzialmente
neutralizzati.
Contro i fanti neozelandesi ed indiani del primo assalto, i
paracadutisti tedeschi reagiscono con il fuoco incessante dei
mortai pesanti e delle mitragliatrici, scoprendo tra l'altro che
il bombardamento aveva i suoi vantaggi; i muri abbattuti
costituiscono infatti delle efficaci barricate difensive. Quello
che i tedeschi riscontrano terrificante è invece il fuoco
dell'artiglieria.
Di 94
bocche da fuoco con cui il 71° reggimento tedesco ha iniziato il
fuoco di controbatteria, ne sono rimaste sul finire della
giornata solamente 5 efficienti; il rimanente è stato messo
fuori combattimento. Ai difensori sembra che le forze Alleate
impiegassero la tattica di El Alamein, cioè un fuoco concentrato
di aerei e di bocche da fuoco e attacchi di fanteria su un
fronte ristretto.
L'attacco di terra
ll
XXV battaglione neozelandese muove all'attacco dalla sua
posizione, a circa 1500 metri a nord della città. L'obiettivo
immediato è una linea lungo la Strada n. 6, dove il 19°
reggimento corazzato neozelandese deve guidare il XXVI
battaglione neozelandese sul secondo obiettivo, cioè una
posizione che va dal punto dove la strada piega a destra,
facendo mezzo giro intorno alla base di Montecassino, fino al
Gari, a sud della stazione ferroviaria.
Ma appena la fanteria neozelandese supera le carceri, viene
investita da una scarica di fucili e mitragliatrici proveniente
dalle macerie, dai versanti della Rocca Janula e da
Montecassino.
Due
compagnie di paracadutisti tedeschi hanno subìto gravissime
perdite durante il bombardamento, ma è evidente che i
sopravvissuti sono incredibilmente pieni di energia. Si arriva a
combattere a distanze così ravvicinare da poter lanciare bombe a
mano. I fanti neozelandesi, singolarmente o a piccoli gruppi, si
muovono rapidamente da una maceria all'altra, tra un cratere e
l'altro, in mezzo a granate, proiettili e bombe da mortaio che
arrivano da tutte le parti.
Nel tardo pomeriggio quando una compagnia occupa la parte
settentrionale della strada n. 6 e raggiunge il convento,
l'impeto dell'attacco sembra scemare. I carri armati trovano il
loro cammino completamente bloccato dai vasti crateri delle
bombe e dalle montagne di macerie.
Poiché il Corpo neozelandese è una unità provvisoria, esso
difetta di un corpo organico di genieri e le squadre
improvvisate risultano inadeguate per il tremendo compito di
ripulire le strade dell'avanzata. Inoltre i tedeschi, occultati
nelle case in rovina, sparano ai genieri mentre questi cercano
di fare il loro lavoro.
Nel
tentativo di sbloccare la situazione, una compagnia del XXIV
battaglione neozelandese e, più tardi, il XXVI sono inviati di
rinforzo agli attaccanti.
Nel
contempo, il XXV battaglione, con un attacco brillantemente
eseguito, espugna alle 16.45 la Collina del Castello, dopo
averne scalato le pareti quasi verticali. Poi, mentre scende il
buio, comincia una pioggia torrenziale che dura tutta la notte e
le operazioni sulle rovine di Cassino vengono temporaneamente
interrotte.
Durante questa oscura notte piovosa, le operazioni nel settore
della Collina del Castello invece, continuano.
A mezzanotte, tra il 15 e il 16 marzo, il IV battaglione Essex
da il cambio ai neozelandesi sulla collina e si schiera nel
Castello. Il compito del I battaglione del 6° fucilieri indiani,
che segue, è quello di espugnare Quota 236 e Quota 202, più a
sud sulla strada che si inerpica lungo Montecassino. Ma le
compagnie alle loro spalle sono disperse dal fuoco concentrato
della difesa tedesca e vengono irrimediabilmente perdute per il
resto della notte.
Le
compagnie A e B riescono ad espugnare Quota 236 ma sono respinte
e devono ritirarsi nella zona dei Castello. La compagnia C del I
battaglione del 9° Gurkha raggiunge la Collina dell'Impiccato
(Quota 435) ma il resto del battaglione non riesce a seguirla
fino alla notte successiva. Il 17 e il 18, due compagnie del IV
battaglione del 6° fucilieri, fungendo da colonna di
rifornimento, raggiungono i Gurkha sulla Collina dell’Impiccato
ma poi non ne possono ridiscendere, dato che il fianco della
montagna è spazzato dal fuoco di fucili, mitragliatrici e mortai
dei paracadutisti tedeschi i quali, con la riconquista di Quota
236, si sono incuneati tra i Gurkha sulla Collina dell'impiccato
e l'Essex sulla Collina del Castello, da dove li dominano
completamente.
Nelle
prime ore del 19 marzo, il I Battaglione del 4° Essex subisce un
furioso contrattacco proprio mentre si accinge a congiungersi
con i Gurkha sulla Collina dell'Impiccato e preparare l'assalto
al Monastero; a fronte di questa interferenza tedesca, solo
alcuni reparti delle compagnie B e D riescono a raggiungere i
nepalesi asserragliati sul costone roccioso, dove un tempo
arrivava la funivia.
Durante la giornata del 19 accade un episodio davvero
straordinario sulla Collina del Castello, dove le Compagnie A e
C dell'Essex e una compagnia del IV battaglione del 6° fucilieri
indiani si trovano a sostenere una sorta di assedio medioevale
alle rovine della Rocca Janula: paracadutisti tedeschi,
avanzando di corsa dal fianco della montagna, tentano a varie
riprese di scalare le mura del castello, ma vengono
ripetutamente respinti.
Lo
stesso giorno, un attacco congiunto portato da carri armati
leggeri della VII brigata indiana, da carri armati pesanti del
20° reggimento corazzato neozelandese e dal Commando B americano
lungo la pista che passa dal villaggio Caira, dietro Masseria
Albaneta e attorno alla Quota 593, viene respinto quando ormai
mancano meno di 600 metri dal Monastero.
Nel
frattempo nella città di Cassino, i neozelandesi impegnati con
quattro battaglioni di fanteria sono riusciti a conquistare la
stazione ferroviaria e le collinette situate a sud. Il 20 marzo,
la maggior parte della città è nelle loro mani; l'Hotel
Continental, che domina la Casilina nel punto dove questa piega
a sinistra ai piedi di Montecassino, e l'Hotel des Roses, un pò
oltre, rimangono in mano tedesca.
Quel 19 marzo, dopo quattro giorni di combattimenti casa per
casa, o meglio, rovina per rovina, i tedeschi hanno ancora due
principali centri di resistenza a Cassino; uno a nord-ovest e
l'altro all'angolo sud-ovest della città. Essi presidiano
inoltre anche le quote principali che dominano le vie tattiche
che portano a Montecassino, ed hanno completamente isolato le
forze neozelandesi ed indiane su due colline.
Il 21
marzo, poiché la battaglia di Cassino era ormai entrata nel
settimo giorno, alcuni comandanti Alleati, tra cui il generale
Juin, giudicarono l'attacco troppo oneroso e perciò ne
consigliarono la sospensione. Ma Freyberg è restìo dal
considerarlo esaurito. In una conferenza nel corso del
pomeriggio, il generale Alexander appoggia Freyberg: se il Corpo
neozelandese può mantenere la pressione ancora per altre 24 o 48
ore, la difesa tedesca avrebbe potuto cedere. Anche Clark è
propenso a sospendere l'attacco, mentre il generale Leese,
comandante dell'VIII Armata britannica, si schiera dalla parte
di Freyberg.
Alexander, infine, decide di riesaminare la situazione giorno
per giorno, per vedere quando e se sia opportuno ordinare la
sospensione dell'attacco. Sebbene nessuno voglia ammettere
l'insuccesso, il generale Clark si esprime quel giorno in questi
termini: "Odio
veder naufragare l'azione di Cassino".
Due
giorni dopo, 23 marzo, è evidente che le divisioni neozelandesi
ed indiane sono esauste. Freyberg si convince e chiede che
l'attacco venga finalmente sospeso. Dopo una riunione con i
generali Leese e Clark, Alexander emana un ordine in tal senso.
Non
c'è altra scelta. Malgrado il bombardamento aereo senza
precedenti, il consumo di almeno 600.000 colpi di artiglieria in
nove giorni e la messa fuori combattimento di 2000 soldati
neozelandesi ed indiani (non meno di 300 caduti, circa 250
dispersi e più di 1500 feriti) l'ultimo tentativo di rompere la
Linea Gustav è fallito. Anche l’ultimo assalto al Monastero
dalla Collina dell'Impiccato si rivela inattuabile per cui, il
giorno 23, il Comando Alleato decide di sospendere l’offensiva e
di porre termine alla terza battaglia di Cassino. La notte tra
il 25 e il 26 marzo, il I Battaglione del 9° Gurkha e le
compagnie indiane e dell'Essex vengono ritirate dalla sommità
della Collina dell'Impiccato, dove sono state disperatamente
rifornite per via aerea fin dal 18 marzo.
Nello spazio di tempo tra il 15 e il 26 marzo, la 2ª divisione
neozelandese denuncia la perdita di 63 ufficiali e 818 soldati
tra caduti, feriti e dispersi; la 4ª divisione indiana 65
ufficiali e 1014 soldati.
Tre
volte le forze Alleate hanno tentato di spezzare la Linea Gustav
ed entrare nella valle del Liri, e per tre volte hanno fallito:
in gennaio con l'attacco frontale attraverso il Rapido, in
febbraio nel tentativo di aggirare il contrafforte di Cassino,
ed in marzo nel tentativo di avanzare tra l'Abbazia e la città.
Anche i più tenaci si convincono finalmente che le tattiche
finora utilizzate per scardinare la linea difensiva tedesca sono
sbagliate, lo sono sempre state, e che l'unica persona di buon
senso (il generale Juin) che, a dicembre, aveva osato dire che "Cassino
andava aggirata, anziché affrontata di petto",
forse andava maggiormente tenuta in considerazione.
Considerazioni
Il generale Harding,
Capo di S.M. del generale Alexander, spiegò in una conferenza
stampa, tenuta il 25 marzo 1944, le ragioni del fallimento.
C'era stato troppo ottimismo circa l’effetto del bombardamento
aereo su Cassino, e ciò aveva ridotto ad impiegare insufficienti
truppe alleate all'attacco.
La pioggia pesante aveva frenato le forze d'assalto e, in
particolare, i carri armati. Inoltre la resistenza del nemico
era stata tenace.Se da un lato il mancato sfondamento delle
difese di Cassino deluse i comandanti della Forza Terrestre,
dall’altro allarmò profondamente i comandanti delle Forze Aeree.
Il generale Eaker,
che aveva assistito al bombardamento, era ritornato al suo
Quartier Generale nel primo pomeriggio ed aveva subito conferito
per radio telescrivente con il Capo di Stato Maggiore del
generale Arnold, a Washinghton. La conversazione fu ampliata in
una lettera che Eaker mandò parecchi giorni dopo al generale
Arnold per descrivere e spiegare quello che era accaduto.
"Le
fasi aeree della battaglia di Cassino"
-scriveva il generale Eaker- "erano
state eseguite in conformità al piano fino alle ore 15.00, ma
un' improvviso cambiamento delle condizioni atmosferiche annullò
la maggior parte delle altre missioni in programma".
Nonostante la
pioggia, le nuvole basse, la scarsa visibilità e l'annullamento
di alcune missioni, il bombardamento aereo, secondo il parere
dei comandanti delle forze terrestri, aveva provocato le
distruzioni richieste.
I prigionieri di
guerra tedeschi riferivano che l’incursione aveva provocato in
molti uomini un grande choc ed aveva letteralmente fatto saltare
i loro timpani.
Nonostante ciò, circa
300 uomini di truppa che avevano trovato scampo nelle profondità
delle cantine e nelle caverne sotto Cassino, più altri uomini
ugualmente ben protetti, erano sopravvissuti al bombardamento ed
avevano resistito all'avanzata continuando a combattere anche
con alcune compagnie ridotte a meno di 30 effettivi.
Eaker, comunque, sostenne che i difensori non avevano ricevuto
alcun rinforzo durante la battaglia. "Io
penso"
-continuava- "che
se fossi rimasto sempre a Washinghton e non avessi conosciuto
profondamente il terreno intorno a Cassino, mi sarei molto
meravigliato per quanto era accaduto in questa battaglia".
Visto che la carta
indicava Cassino come una città raccolta ai piedi di una
montagna ed a cavallo della strada principale che conduceva a
Roma aggirando la montagna, perché il Comando Alleato non aveva
superato Cassino facendo una deviazione a sinistra nell'ampia
valle? Questo sarebbe stato forse possibile con il tempo
asciutto. Ma il terreno, durante la maggior parte dei primi tre
mesi del 1944, era una palude di fango che aveva impantanato non
solo i carri armati e gli automezzi, ma anche i fanti. Ecco
perché Cassino costituiva un blocco stradale e perché doveva
essere conquistata prima di tentare un'offensiva su larga scala
attraverso la valle. Inoltre, i comandanti terrestri dovevano
occupare il massiccio a nord di Cassino prima di invadere la
valle, onde impedire all'avversario di far fuoco alle spalle
dell'avanguardia, di lanciare contrattacchi e di usare le alture
come posti di osservazione.
Il generale Eaker
aveva osservato i carri e la fanteria muoversi verso il margine
orientale di Cassino e non poter più proseguire. Le bombe
avevano creato dei tremendi crateri che si erano subito riempiti
d'acqua; dovevano perciò essere superati da ponti oppure
riempiti prima che i carri potessero procedere. Inoltre, i
dirupi ed il terreno circostante non transitabile impedivano ai
carri di aggirare tali voragini. Né era possibile, con le forze
a disposizione, truppe stanche e depresse, prevedere un'avanzata
in profondità nella zona di Cassino fino a quando il terreno non
si fosse asciugato. Anche mentre scriveva, egli commentava che
stava piovendo a catinelle.
Il generale Eaker era
consapevole che alcune persone estranee al teatro di operazioni
avrebbero attribuito il fallimento delle azioni terrestri alla
mediocre prestazione delle forze aeree. Sulla linea del fronte
non c'era una sensazione del genere. Tenuto in conto il cattivo
tempo, i generali Wilson, Devers, Alexander e Clark,
consideravano che le forze aeree avevano fatto tutto il
possibile.
Gli ufficiali dell'Aeronautica a Washinghton furono
comprensivi; il generale Giles inviò le sue congratulazioni e
l'assicurazione che il generale Arnold e tutto il personale del
Q.G. dell'Aeronautica e dell'Esercito si compiacevano per la
bellissima dimostrazione di potere aereo dato a Cassino. La loro
disapprovazione, invece, era diretta contro la fanteria, che non
ne aveva approfittato. “I
comandanti delle unità aeree”,
-egli diceva,- “non
hanno mai garantito la possibilità di atterrare sul pietrisco e
di occupare il terreno”.
Gli avieri pensavano che le operazioni terrestri successive al
bombardamento non avevano sfruttato che in maniera
insignificante un concentramento di potere aereo quale quello
che si era visto a Cassino il 15 marzo.
C'era, però, una persistente sensazione che qualcosa, da
qualche parte, fosse andata male. Per sconfessare i commenti
apparsi sulla stampa relativi alla possibilità che l'insuccesso
della battaglia di Cassino fosse dovuto al fiasco della Forza
Aerea, il generale Clark mandò al generale Eaker una lettera che
affermava categoricamente: "non
condivido questo punto di vista".
La tendenza a biasimare l'Aeronautica, egli continuava, "non
è stata suggerita dal mio quartiere generale".
Nessun bombardamento, secondo la sua opinione, avrebbe potuto
eliminare dei fanti decisi che occupassero delle buone posizioni
difensive in una zona fortificata. Il bombardamento avrebbe
potuto essere demoralizzante per breve tempo, ma senza dare
risultati duraturi se posizioni fortificate avessero protetto
gli uomini dalle esplosioni e dato loro un senso di sicurezza.
L'effetto del bombardamento di Cassino, per quanto potente, era
stato di una durata relativamente breve ed intermittente.
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