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IL RAGAZZO DI
ISOLA DEL LIRI CHE SALVO' IL PONTE DEL CASTELLO
Da un post di
Giampiero Pizzuti, la storia di un ragazzino che rischiò la propria vita
per salvare il ponte del Castello Viscogliosi di Isola del Liri dalla
distruzione.
La testimonianza
dell' eroe bambino
di Isola
del Liri era stata raccolta il 5 dicembre 2017 quando Dalmazio compiva
82 anni. Classe 1935, mise a repentaglio la sua vita e quella della sua
famiglia salvando il ponte minato sulla Cascata Grande del Liri
all’interno del Castello Viscogliosi il 31 maggio del 1944 durante
l’occupazione tedesca.
Una storia tenuta
segreta per anni, raccontata dalla sua viva voce, interrotta a tratti
dall’emozione, con gli occhi lucidi: "Il Castello" -racconta- "Era
occupato dai soldati tedeschi; qui nel parco c’erano auto,
camion,autoblindi, nascosti da teli mimetici. Con la mia famiglia
eravamo rimasti gli unici custodi del sito, i proprietari erano
sfollati. Non c’era nulla da mangiare, per fortuna c’era il fiume pieno
di trote, gamberi e capitoni e con quelli ci siamo sfamati.
Un giorno i tedeschi
misero in ginocchio mio padre Francesco Loreto e lo picchiarono per ore,
volevano sapere dove erano i soldi, l’oro del castello, ma lui non disse
nulla, nonostante mia madre lo supplicasse di parlare, aveva paura che
lo avrebbero giustiziato.
Lo rinchiusero
all’intero della centrale elettrica, senza acqua e cibo; solo, scalzo ed
in mutande. Io avevo 8 anni e mi permisero dopo 2 giorni di portargli
qualcosa da mettere sotto i denti. Fu allora che mio padre mi disse che
il ponte era stato minato, indicandomi che sotto le volte erano stati
posizionati dei candelotti di dinamite".
Subito dopo l'uomo
spiegò al ragazzino come neutralizzarle: ”Prendi un barattolo vuoto di
latta, quello dei pomodori -(allora si usavano per irrigare gli orti)-,
scendi nel fiume, riempilo d’acqua e bagna le candele, fai attenzione
che se scivoli rischi di farti trasportare verso la Cascata. Devi farlo
questa notte, prima che sia troppo tardi”.
Il piccolo Giampiero
seguì
le istruzioni di papà.
"Era
buio e faceva freddo, a piedi nudi scesi sul letto del fiume e bagnai
tutti gli inneschi e prima di risalire gettai dalla cascata il barattolo
di latta. Avevo paura che mio padre, stanco ed affamato,avesse parlato
del nostro piano e ci avrebbero fucilato tutti, compresa mia madre, solo
quella fu la mia più grande paura, non quella di essere scoperto durante
il mio raid notturno.
La sera successiva
arrivò un sidecar con due soldati ed una macchina con tre soldati ed un
ufficiale. Scesero e presero posizione, l’ufficiale accese la miccia, ma
quando questa arrivò sotto il ponte si spense.
Riprovò la stessa
operazione per altre due volte con lo stesso esito.L’ufficiale iniziò
quindi ad insultare due soldati del gruppo (forse erano stati loro a
mettere il tritolo sotto il ponte), dopodiché i militari risalitono sui
mezzi e si allontanarono.
Due giorni dopo
arrivarono i carri armati degli Alleati; ai miei occhi sembravano enormi
e ricordo che i soldati buttavano caramelle e cioccolata".
I due ponti in città
non esistevano più, minati e distrutti nella notte tra il 31 maggio ed
il 1 giugno 1944, ma quello sul Castello lo aveva salvato un bimbo di 8
anni. Il destino vorrà che Dalmazio Cellupica morirà proprio tra il 31
maggio ed il 1 giugno 2024, ottanta anni dopo la sua impresa.
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Cellupica sul ponte
che salvò nel 1944.


Soldati tedeschi di
stanza a Isola del Liri dopo un bagno nel Fiume Liri a ridosso della
cascata.

Il Castello visto
dall'alto. Indicato dalla freccia rossa, il ponte salvato da Cellupica.
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