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LE “PANTHERTURM” DI PIEDIMONTE

 

Facendo tesoro delle esperienze sui fronti africano e russo, dove in più di un’occasione i mezzi corazzati vennero interrati per fungere da fortini anticarro fissi, i tedeschi presero a realizzare su alcune delle loro linee difensive più importanti varie postazioni costituite da sole torrette di carro armato, dotate di sistema di brandeggio e rotazione, ma prive del relativo scafo blindato.

Le più pericolose per gli Alleati furono senza dubbio quelle che utilizzavano la torretta del carro armato Panther, e questo sia per la sua corazzatura che per il pezzo da 75mm ad alta velocità di cui questa era dotata, capace di mettere fuori combattimento qualsiasi carro angloamericano anche da notevole distanza.

In Italia, queste postazioni (chiamate “Panzerturm”) videro il loro primo utilizzo proprio sulla Linea Hitler in una quindicina di esemplari, piazzati a partire dal marzo del 1944 nel territorio antistante Piedimonte San Germano, Aquino e Pontecorvo (successivamente furono installate anche sulla Linea Gotica, nel Nord-Italia).

Le due posizionate nel territorio di Piedimonte San Germano erano orientate in modo da proteggere sia il paese stesso che la Casilina, nonché la vicina linea ferroviaria. L’andamento della valle del Liri in questa zona, pianeggiante e privo di grossi ostacoli visivi, favorì senza dubbio l’utilizzo efficace di questi dispositivi, i quali dovettero essere distrutti uno ad uno dai carri e dalle fanterie britanniche e canadesi, non senza prima aver causato grossi danni alle colonne corazzate di carri Sherman in avanzata.

Almeno all’inizio del loro spiegamento, queste torrette provenivano da carri danneggiati e non più riparabili, inserite in alloggiamenti interrati in cemento armato e dotate di sistemi di evacuazione dei fumi di sparo, riservetta di munizioni e alloggiamento per l’equipaggio (solitamente composto da 2-3 uomini).

Dalla seconda metà del 1944 in Germania si prese a fabbricarne una versione specifica per le fortificazioni, con base atta ad ospitare una consistente quantità di munizionamento, aeratori, telefono per le comunicazioni ed un certo numero di uomini addetti al suo funzionamento.

La tattica di utilizzo prevedeva che le “Panzerturm” rimanessero silenziose e mimetizzate (con laterizi di risulta e/o fogliame) fino a quando il nemico non si fosse avvicinato abbastanza da poter essere colpito. Normalmente, intorno alla postazione veniva steso anche un velo di mine antiuomo per evitare che la Fanteria nemica potesse avvicinarsi, magari non vista.

Una sola di queste torrette, sita ad est di Piedimonte e manovrata da paracadutisti tedeschi del battaglione anticarro della 1. Divisione, distrusse ben 17 carri britannici prima che l’equipaggio fosse costretto ad abbandonarla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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