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SORA, LA PORTA PER L’ABRUZZO

 

Con l’inasprirsi della battaglia nel basso Lazio, Sora fu trasformata dai tedeschi in un centro logistico e ospedaliero per la cura dei feriti provenienti dalle zone dei combattimenti.

Come citano infatti Costantino Jadecola, Gioacchino Giammaria e Luigi Gulia nel loro “Guerra Liberazione e dopoguerra in Ciociaria 1943-45”, sui tetti del convitto di Villa Angelina, del Seminario e dell’Istituto Tecnico “Cesare Baronio” furono dipinte grandi croci rosse, al fine di indurre l’aviazione Alleata a non bombardare quelle costruzioni perché adibite a scopi sanitari.

(E difatti occorre dire che la città fu quasi del tutto immune da distruzioni legate a bombardamenti aerei e conserva ancora oggi la stessa toponomastica e tessuto urbano del periodo anteguerra).

Con lo sfondamento delle Linee “Gustav” e “Hitler” di maggio, Sora acquisì la connotazione di nodo stradale di primaria importanza, in quanto da qui si sviluppavano le vie di fuga delle divisioni tedesche in rotta dalla conca di Atina e dalla valle del Liri verso Avezzano.

Il 28 maggio Atina cadde in mano neozelandese ed a Sora i tedeschi accelerarono di conseguenza le operazioni di ritirata, operando qualche distruzione atta a rallentare l’avanzata del nemico, in particolar modo di un paio di ponti sul Liri (Ponte Napoli e quello denominato “Ponte di Ferro”, vicino Piazza Risorgimento).

Stranamente prudenti, le truppe della 2ª Divisione neozelandese impiegarono due giorni per arrivare in città (liberata solo il 31 maggio), con la Wehrmacht ormai lontana, verso Balsorano ed Avezzano.

Un aneddoto in qualche modo singolare, si riferisce al pensiero riportato sulla storia dell’unità e relativo all’impressione di un ufficiale neozelandese appena giunto in vista di Sora: “Appena arrivai davanti a Sora, notai che la sua conformazione era molto simile a quella di Cassino: la città in piano e sovrastata da un’altura su cui stavano i resti di un castello… e mi corse un brivido lungo la schiena. Fortunatamente, i tedeschi avevano lasciato la città e avemmo solo qualche scaramuccia con alcune pattuglie di retroguardia”.

Non ci furono infatti combattimenti degni di nota, eccezion fatta per qualche azione di retroguardia e di disturbo da parte dell’artiglieria tedesca, che teneva sotto tiro la strada che arrivava a Sora da Broccostella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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